Il complesso dei Makgadikgadi Pans si trova in Botswana e un tempo faceva parte di un enorme lago, il Makgadikgadi Lake, che si trovava nel bacino del Kalahari e che si stima avesse una superficie di 80.000 kmq e una profondità di 40 metri.

Si sa poco sulle origini di questo enorme lago, sembra che si sia formato oltre 5 milioni di anni fa e si pensa che, 800.000 anni fa, i vari movimenti tellurici abbiamo cambiato l’inclinazione del terreno, impedendo ai fiumi, che lo alimentavano, di proseguire il loro percorso verso l’oceano; un po’ come è successo nel Delta dell’Okavango.

10.000 anni fa il lago ha iniziato a prosciugarsi poiché i suoi affluenti hanno iniziato a non portare più regolarmente l’acqua; forse la causa è stata un ulteriore innalzamento del terreno, che ha cambiato nuovamente la pendenza, e ha fatto si che i fiumi deviassero il loro corso, altri sostengono che la causa possa essere stato un importante cambiamento climatico.

Pare che il lago si riempì nuovamente di acqua tra i 4.000 e i 2.000 anni fa e sembra che l’ultima alluvione sia avvenuta 1.500 anni fa.

Questo è stato dedotto dai resti fossili di molluschi e diatomee presenti sulla superficie dell’immenso pan e dalle spiagge fossili di ciottoli arrotondati che sono state trovate a Kubu Island, a Kukome Island e intorno ad altri affioramenti graniti presenti nel Sua Pan; a Kubu Island, sulle rocce di granito, è presente del guano fossile, questo significa che in passato quest’isola veniva utilizzata dagli uccelli acquatici come luogo di riproduzione.

In conseguenza al prosciugamento del grande lago si sono formate una serie di superfici ricoperte, quasi tutto l’anno, da una crosta bianca, costituita da sale, sabbia e da altri minerali che, durante la stagione delle piogge, si riempiono di acqua, ma il livello non va mai oltre i 50 cm, creando tanti specchi d’acqua salata dove si radunano gli animali.

Se si considera la superficie di tutto il network di laghi salati, il Makgadikgadi Pans, con i suoi 16.058 kmq costituisce la superficie salata più estesa al mondo; i pan più estesi sono lo Nxai Pan, il Ntwetwe Pan e il Sua Pan.

I San sono gli antichi abitanti di questi luoghi da millenni, in alcuni punti sono stati ritrovati dagli archeologi diversi oggetti di pietra e alcune trappole per catturare gli animali che costoro utilizzavano in passato; la cultura dei San, o Boscimani, è considerata una delle più antiche al mondo.

A Kubu Island sono stati effettuati diversi ritrovamenti: nella parte sud dell’isola è presente un muro dalla forma arrotondata costruito con le pietre, alcuni ritengono che fosse un edificio edificato dal regno di Great Zimbabwe e che questo fosse il limite sud occidentale di quel regno; altri ritengono invece che questo edificio fosse stato eretto dal Regno di Butua tra il 1450 e il 1830.

Quasi certamente era un edificio dove venivano effettuate le circoncisioni rituali, ancora oggi i ragazzi del vicino villaggio di Tshwagong si recano qui quando compiono 16 anni.

Sono state ritrovati più di 400 omini di pietra (cairn) realizzati con le pietre, il loro significato e la loro funzione è ad oggi sconosciuta, si ipotizza che venissero realizzate proprio per celebrare la circoncisione e il passaggio all’età adulta di un individuo.

Nella parte nord, sempre di Kubu Island, in mezzo ad alcune grosse formazioni granitiche, sono stati trovati i resti di un villaggio dell’Era del Ferro; sono stati rinvenuti molti oggetti, tra cui terrecotte e molte perline realizzate con le uova di struzzo.

Recentemente sono stati trovati i resti di un villaggio dell’Età del Ferro anche sopra la scarpata di Gidikwe (Gidikwe Ridge), alta 40 metri, che, come si evince dai segni dell’erosione dell’acqua, una volta era la sponda del Lago Makgadikgadi; è sempre più chiaro agli archeologici che, in prossimità dei Pan, circa 1.000 anni fa, si trovassero molti villaggi e la popolazione era superiore a quella che si trova qui ora.

Nei resti degli antichi villaggi, che sono stati scoperti nella parte sud del Sua Pan, sono stati ritrovati oggetti che provengono dall’Oceano Indiano, dall’India, dalla Persia e dal Sudest Asiatico; probabilmente queste merci sono passate di mano in mano, di villaggio in villaggio nel corso degli anni, alcuni di questi sono stati ritrovati in Congo e in Africa Occidentale, questo testimonia che in epoca precoloniale vi erano alcune rotte commerciali all’interno del continente africano.

Il Sua Pan venne descritto agli europei per la prima volta dal Dr David Livingstone, quando esplorò questa zona del Botswana durante uno dei suoi viaggi.

Anche Thomas Baines passò in queste terre, durante la sua spedizione di due anni dalla Namibia alle Cascate Vittoria, e dipinse il dipinto che ritrae i Baines Baobab; da allora poco è cambiato, solo un ramo di questi meravigliosi alberi si è rotto.

Ben presto i grandi baobab presenti nei pan, come i Baines Baobab, il Chapman Baobab e il Green Baobab, divennero dei punti di riferimento per gli esploratori e per i commercianti europei.

Questi giganteschi e millenari alberi erano, e sono, visibili da notevole distanza e quindi era più facile orientarsi prendendoli come punto di riferimento; sui tronchi di alcuni baobab sono ancora visibili oggi le iniziali incise di Livingstone, di Baines e di Selous.

Il Chapman Baobab veniva utilizzato come se fosse una casella postale, alcuni esploratori vi lasciavano all’interno messaggi per chi sarebbe passato di lì dopo di loro; purtroppo questo meraviglioso baobab, che aveva un diametro di 25 metri, è crollato il 7 gennaio 2016 sotto il peso dei suoi anni, la sua età era infatti stimata tra i 3.000 e i 5.300 anni.

Negli anni ’70 l’area dello Nxai Pan è diventata un’area protetta e nel 1992 acquisì lo status di Parco Nazionale, nello stesso anno i suoi confini vennero estesi al Kudiakam Pan e ai Baobab di Baines; la superficie compressiva del parco oggi è di 2.578 kmq.

Sempre nel 1992 venne istituito il Parco Nazionale di Makgadikgadi Pan, che si trova nella parte nord occidentale del Ntwetwe Pan.

Questo parco confina a nord con il Parco Nazionale di Nxai, da cui è diviso dalla strada statale A3, che collega Maun a Francistown; mentre il suo confine occidentale è marcato dal fiume Boteti che, negli ultimi anni, per la precisione dal 2009, ha iniziato ad avere nuovamente l’acqua durante stagione secca, dopo decenni in cui aveva solamente qualche pozza (waterhole), i locali sostengono che nei prossimi anni potrebbe tornare nuovamente in secca poiché ciclicamente succede, un po’ come per il Savuti.