Kubu Island, o Lekhubu Island, si trova nella parte sud occidentale del Sua Pan in Botswana, a sua volta il Sua, o Sowa, Pan fa parte del complesso dei Makgadikgadi Pans, che, complessivamente, ricoprono una superficie di 16.058 kmq, il complesso di saline più grande al mondo.

Questa è l’isola più conosciuta dell’intero complesso dei pan e, a differenza di altre isole presenti, che sono dune di sabbia pietrificate, Kubu Island è costituita da un affioramento granitico, come Kukome Island, che si trova anch’essa nel Sua Pan.

Questa un tempo era un’isola emersa del grande Lago Makgadikgadi, che in epoca preistorica si estendeva per circa 80.000 kmq nel bacino del Kalahari; sono ancora visibili i segni dell’erosione da parte delle acque del lago sulle sue rocce.

In lingua Setswana “Kubu” significa “ippopotamo”, probabilmente il nome risale al periodo in cui era presente il grande lago, che era abitato presumibilmente, dagli ippopotami; ma il vero nome dell’isola è Lekhubu, che a sua volta deriva da Lekhubung, che, sempre in lingua Setswana, significa “crinale di una roccia” (rocky ridge).

L’isola è infatti costituita da un affioramento granitico (outcrop o kopje) lungo circa 1 km e altro 10 metri; i suoi versanti , in alcuni punti, sembrano terrazzati, qui si trovano molti ciottoli arrotondati, che sono stati modellati dal movimento delle onde del lago in epoca passata.

Sull’isola di Kubu Island si trovano diversi contorti baobab che si stima abbiamo 3.000 o 4.000 anni; sono impressionanti non solo per le loro dimensioni, ma anche perché sembrano avere tanto da raccontare della storia di questa isola.

Alcuni studiosi hanno rilevato che questi baobab hanno avuto una grande crescita in un determinato periodo della loro vita, circa 1.500 anni fa, questo fa presupporre che, nonostante il Lago Makgadikgadi si sia prosciugato 10.000 anni fa, in quell’epoca qui ci fosse di nuovo l’acqua; successivamente questo meravigliosi giganti hanno rallentato molto la loro crescita, in seguito alla carenza di acqua.

Kubu Island è circondata dalla sconfinata distesa bianca di sale del Sua Pan, nelle giornate di sole il cielo blu sembra infinito e il pan è di un bianco quasi accecante, mentre, quando il sole tramonta sopra il pan, la luce calda illumina l’isola e i suoi maestosi baobab; durante la notte, quando la luna splende in cielo, il bianco della distesa di sale riflette talmente tanto la sua luce, che si creano le ombre come se ci fosse il sole, un’atmosfera surreale.

Molte rocce di Kubu Island sembrano bianche, in realtà sono ricoperte da guano fossile, questo testimonia che, in epoca passata, quando c’era il Lago Makgadikgadi, quest’isola veniva utilizzata dagli aironi e da altri uccelli acquatici come luogo di nidificazione.

Sull’isola, nella parte nord, sono stati ritrovati utensili dell’Età della Pietra e oggetti realizzati con il guscio di uova di struzzo e terrecotte; si ritiene che l’isola sia stata abitata in epoca antica, quando era ancora presente il lago, alcuni di questi oggetti però appartengono ad un’epoca più recente, si pensa che alcuni di essi possano essere stati portati sull’isola come doni, in quanto l’isola è considerata sacra, alcuni sostengono che ancora oggi la gente del luogo porti qui oggetti in dono per propiziare la pioggia.

Non lontano a questi ritrovamenti, nella parte più a nord, sono presenti alcuni massi arrotondati dall’erosione da parte dell’acqua del lago preistorico; questi massi sono protesi verso l’immensa distesa salata e sono scenografici.

Inoltre su Kubu Island, nella parte meridionale dell’isola, è presente un muro arrotondato, costruito con pietre, che risale al periodo che va dal XV al XVII secolo, molti pensano che sia stato costruito dal Regno di Great Zimbabwe e che Kubu Island fosse il punto più a sud est del loro impero; altri ritengono che invece sia stato costruito dal Regno di Butua; in prossimità del muro si trovano diverse statue realizzate con sassi che raffigurano un uomo (cairn).

Tutti però sono concordi sul fatto che, molto probabilmente, questo edificio fosse il luogo dove avvenivano le circoncisioni rituali per il passaggio alla fase adulta, questo è avvalorato dalle diverse costruzioni realizzate con i sassi e raffiguranti una figura umana, che probabilmente sono state realizzate come portafortuna.

Ancora oggi i ragazzi del vicino villaggio di Tshwagong si recano qui quando compiono 16 anni, per compiere una sorta di ritiro spirituale, cercano di entrare in contatto con Dio, cantano una canzone e lasciano offerte sul terreno; gli abitanti di questo villaggio considerano l’Isola di Kubu e di Thithaba sacre.

Anche Kubu Island, come i Baobab di Baines, è stata ritratta in uno dei dipinti dell’esploratore Thomas Baines.

Kubu Island è stata dichiarata monumento nazionale ed è una delle destinazioni più conosciute dei Makgadikgadi Pans, qui esiste solo un campeggio con poche piazzuole ed è necessario prenotare per potersi fermare qui, inoltre si deve portare con sé tutto il necessario.

A una decina di chilometri da Kubu Island si trovano altre due isole più piccole, è possibile scorgerle da Kubu Island, le Southern Island; sono poco visitate e, ancora più di Kubu Island, trasmettono il senso di desolazione e di solitudine dell’enorme distesa di sale.

Tuttavia non è molto prudente recarsi a queste due isole senza conoscere perfettamente le condizioni del terreno; è possibile infatti che, anche durante la stagione secca, sotto alla superficie di sale si nasconda del terreno non perfettamente asciugato dopo le piogge, il rischio è di rimanere impantanati con la propria auto.