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Le prime notizie del popolo Shona, dal punto di vista storico, risalgono al VII secolo quando si stabilirono sugli altipiani dell’odierno Zimbabwe.
 
Alcuni gruppi appartenenti agli Shona fondarono, nel corso dei secoli, alcuni potenti regni che estesero il loro dominio ed influenza ben oltre gli odierni confini nazionali: in particolare l’Impero di Mutapa, fondato dai Karanga nel XV secolo, conosciuto anche con il nome di Monomotapa e il Regno di Rozwi, fondato dai Rozwi, un altro gruppo Shona.
 
Great Zimbabwe, la cui origine e fondazione non è ancora stata attribuita con certezza ad un unico popolo, è stata la capitale dell’Impero di Mutapa e l’odierno nome del paese deriva proprio da questo luogo; il nome “Zimbabwe” deriva da “dzimba-dza-mbwe” che, in lingua Karanga, significa “grandi case di pietra”.
 
Successivamente i Karanga spostarono la capitale a Khami e fondarono il Regno di Butua o Butwa, ma ben presto i Rozwi, un altro gruppo appartenente all’etnia Shona, prese il controllo degli altipiani dell’odierno Zimbabwe e di buona parte dell’Africa meridionale.
 
Questi regni vennero sconfitti da altri gruppi etnici che giunsero sugli altipiani, gli Zulù sconfissero il Regno di Rozwi e parte dei suoi territori vennero successivamente conquistati dagli Ndebele, mentre l’Impero di Mutapa venne sopraffatto dall’espansione dei Portoghesi lungo le coste dell’odierno Mozambico che iniziarono a commerciare con i mercanti arabi ed asiatici, soppiantando di fatto i Karanga di Mutapa.
 
Gli Shona vennero sottomessi dagli Ndebele per circa un secolo fino a quando, alla fine del XIX secolo, si ribellarono; questa rivolta è conosciuta con il nome di Chimurenga, termine che, da quel momento in poi, identificò tutte le rivolte attuate dagli Shona.
 
Anche durante il periodo coloniale gli Shona non attraversarono un periodo a loro favorevole, prima Cecil Rhodes strinse un accordo con gli Ndebele che, a fronte di un po’ di armi e di una barca a vapore, gli concessero lo sfruttamento delle risorse minerarie e, successivamente, Ian Smith vide negli Ndebele degli alleati mentre considerò gli Shona nemici del Governo della Rhodesia.
 
In questo periodo gli Shona fondarono lo ZANU, Zimbabwe African National Union, un partito molto violento, guidato da Robert Mugabe con il sostegno dell’URSS, che si oppose con forza al governo bianco.
 
Lo ZANU guidò molte proteste e la lotta armata che sfociò ben presto in guerra civile, con l’appoggio dei paesi confinanti che avevano già ottenuto l’indipendenza dagli europei.
 
Dopo un periodo di transizione, alla fine del governo di Ian Smith, nel 1980 in Zimbabwe furono indette le votazioni, lo ZANU vinse con un’ampia maggioranza e Robert Mugabe divenne il primo capo del governo nero del paese.
 
Negli anni a seguire Mugabe accentrò sempre di più il potere nelle sue mani e in quelle del suo clan; attuò una serie di riforme per incentivare i bianchi a lasciare il paese e perseguitò gli Ndebele per vendicarsi della dominazione subita in passato e, soprattutto, per l’appoggio che questi diedero al governo di Ian Smith.
 
Senza molta esperienza politica ed economica, abbandonato dall’URSS, in seguito alla sua disgregazione, e in conseguenza alle sanzioni economiche subite per la violazione dei diritti umani nel confronti degli Ndebele il governo di Mugabe non seppe gestire al meglio il paese che, dall’essere conosciuto come la “Svizzera d’Africa”, divenne uno dei paesi più poveri al mondo.