Gli Ndebele, o Matabele, sono un popolo di etnia Bantù, fanno parte del gruppo etnico Ngoni e sono molto affini ai più conosciuti Zulù; attualmente vivono nella zona occidentale dello Zimbabwe e nel nord del Sudafrica.
 
In passato strinsero un accordo con Cecil Rhodes in seguito al quale lo Zimbabwe conobbe il colonialismo da parte degli europei, inoltre vennero scelti come alleati dal governo di Ian Smith grazie alla loro indole più moderata; eventi questi che li condannarono ad essere perseguitati dal governo di Robert Mugabe, appartenente all’etnia Shona che osteggiò sempre la presenza dei bianchi sulle loro terre.
 
Gli Ndebele sono oggi una tribù di agricoltori e pastori e sono organizzati in clan; vivono in villaggi con case dalla pianta rotonda, costruite utilizzando rami e tronchi di legno ed erba.
 
La dieta degli Ndebele è generalmente costituita da mais e carne proveniente sia da allevamenti che da selvaggina, inoltre integrano la alimentazione con molti frutti e piante commestibili che si trovano in natura.
 
Gli Ndebele sono abili artigiani, lavorano infatti le pelli, il cuoio e i metalli ed sono famosi per la costruzione di molti oggetti e accessori.
 
L’arte che più caratterizza questo popolo, e in particolare gli Ndebele che vivono in Sudafrica, è sicuramente la pittura murale; la loro specialità è realizzare affreschi geometrici con colori vivaci eseguiti sulle facciate delle loro case.
 
La pittura murale Ndebele ha un forte valore simbolico, sono le donne che solitamente realizzano queste opere, utilizzando colori brillanti; in occasione di momenti particolarmente importanti della vita delle persone, come riti di iniziazione o matrimoni, gli affreschi vengono modificati e ridipinti a sottolineare l’importanza dell’evento.
 
Le case del villaggio sono protette, soprattutto dagli animali selvatici, da un robusto recinto, costruito con rami e arbusti spinosi; i villaggi vengono spesso costruiti su colline oppure vicino a grandi alberi.
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Negli anni si è assistito però ad un cambio di materiali utilizzati per costruire le capanne, è stato introdotto infatti l’utilizzo dei mattoni, questo evento ha dato un ulteriore impulso all’arte pittorica delle abitazioni; le case un tempo venivano dipinte solo all’esterno, ora invece, sempre più spesso, vengono dipinti anche gli interni.
 
I costumi tradizionali Ndebele ricordano vagamente quelli degli Zulù; essendo un popolo basato su regole gerarchiche, anche i costumi tradizionali rispecchiano lo status di appartenenza di chi li indossa.
 
L’abbigliamento tradizionale dei guerrieri è ricco di piume, pelli di animali selvatici, collane e bracciali di perle di vetro o di metallo; mentre colori sgargianti e molti accessori costituiscono la base del costume tradizionale femminile.
 
Le donne, se molto giovani, si limitano a indossare un piccolo grembiule di pelle, mentre se sono sposate indossano una vera e propria gonna di pelle di bue trattata internamente con grasso animale e un pesante mantello lavorati con una serie di simboli che sottolineano i momenti portanti della loro vita.
 
Come gli Zulù, credono che esista un solo dio creatore “unkulunkulu” e che tutti gli uomini discendano da lui; gli Ndebele venerano gli antenati e gli spiriti ancestrali.
 
Il culto degli antenati è ancora praticato e gli antenati sono molto temuti e, nonostante il colonialismo abbia portato nella regione il cristianesimo, che è entrato nella vita e nelle pratiche degli Ndebele, i riti e le credenze tradizionali sono ad oggi ancora molto diffuse e praticate.
 
Il rito più importante legato al culto degli antenati è quello del Ukuhlanziswa che significa purificazione; la morte di un individuo rappresenta fonte di disgrazia per i suoi parenti più prossimi ed è che per questo motivo che è necessario un rituale di purificazione prima che il defunto venga seppellito.
 
Gli Ndebele credono anche che gli spiriti adirati dei defunti possano tornare e perseguitare la famiglia; quindi per placare gli spiriti si deve officiare un rito durante il quale viene sacrificato un bue in onore degli spiriti, la carne del bue viene lasciata per tutta la notte a “disposizione” dello spiriti irrequieti; il mattino successivo, una volta che gli antenati si sono tranquillizzati, si tiene una festa dove viene consumata la carne del bue sacrificato.