Il nostro viaggio in Etiopia inizia da Lalibela, una città famosa per le sue chiese scavate nella roccia, che sono state dichiarate Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO; un luogo pervaso da un’atmosfera mistica e sacra.

Le chiese rupestri e i monasteri nei dintorni di Lalibela sono dei capolavori ricchi di storia, superbi esempi di architettura inseriti in un contesto naturale e paesaggistico di una bellezza da togliere il fiato: ampie vallate e catene montuose si distendono a perdita d’occhio mentre i gipeti volteggiano alti in cielo in cerca di prede.

Dopo Lalibela è la volta di Addis Abeba, la capitale dell’Ethiopia.

Addis Abeba è la tipica megalopoli africana che nasconde preziosi gioielli come il Museo Nazionale dell’Etiopia che conserva, tra gli altri reperti, lo scheletro di Lucy, l’australopiteco più famoso del mondo, e la Cattedrale Ortodossa di San Giorgio, che presenta una insolita pianta ottagonale.

Il nostro viaggio prosegue in auto verso sud, ad Arba Minch, questa cittadina è collocata nella zona dei laghi della Great Rift Valley; dai quartieri più elevati si gode di una vista spettacolare del Lago Chamoe del Lago Abaya, che sono separati da un lembo montuoso, che viene chiamato “il ponte di Dio” e che, insieme al Lago Chamo, costituisce il Parco Nazionale di Nechisar.

Arba Minch offre molto da vedere e rappresenta anche una tappa tecnica ed inevitabile per raggiungere la Valle dell’Omo, che si trova ancora più a sud; al ritorno ci fermiamo per esplorare questa zona. 

Ci dirigiamo verso Turmi, una sonnolenta e polverosa cittadina che è la base perfetta per visitare la Valle dell’Omo, è strategica per raggiungere i villaggi delle varie etnie che abitano queste terre semi aride.

Turmi si trova nella terra del popolo Hamer, qui si tiene un mercato locale piuttosto interessante e soprattutto si possono conoscere meglio le tradizioni di questo popolo.

Gli Hamer sono fra le popolazioni più belle e caratteristiche della Valle dell’Omo, sono gentili, sorridenti e ospitali e uno dei loro riti di passaggio all’età adulta è una tra le cerimonie più belle e complesse del continente: il salto del toro.

Turmi si trova all’incrocio delle due strade principali della regione, una di queste raggiunge Key Afer, una cittadina che ogni giovedìsi anima con un grande mercatodove persone, appartenenti ai differenti gruppi etnici presenti nella regione, giungono per vendere e comprare prodotti di ogni genere, tra le popolazioni che si trovano in questo multi-culturale mercato ci sono gli Hamer, i Banna e gli Aari.

Girare per il mercato permette di entrare in contatto con le persone e conoscere qualcosa in più del loro stile di vita e delle difficoltà che affrontano quotidianamente.

Tra le prime popolazioni che incontriamo durante questo nostro viaggio ci sono i Kara, vivono sulle sponde del Fiume Omo e sono riconoscibili per la pratica del body painting e delle modificazioni corporee: si dipingono infatti il corpo con gesso e ocra, creando elaborati disegni geometrici e, ancora oggi, sono soliti praticare un foro sotto il labbro inferiore, dove inseriscono un sottile bastoncino di legno o una spina di acacia.

Il mercato della cittadina di Dimeka è anch’esso interessante anche se è frequentato quasi per la totalità dagli Hamer e dai Bana che assomigliano molto ai “cugini” Hamer.

L’altra strada importante che si dirama da Turmi porta verso sud, verso il Kenya, percorrendola si raggiunge la cittadina di Omorate, che si trova sulla riva del Fiume Omo; qui si incontra la popolazione dei Dassanech, un popolo che ricorda i Samburu o i Turkana che vivono nel vicino Kenya e che abitano il bacino del Lago Turkana.

Qui le temperature sono elevate e le piccole capanne dei Dassanech non offrono un gran riparo dal caldo e dal sole, la vita è dificile anche se la vicinanza del fiume consente di praticare la pesca, fornendo così una regolare fonte di proteine.

Da Turmi ci si sposta Jinka, qui siamo nella terra degli Aari, un popolo che ha abbandonato i villaggi tradizionali per vivere in case in mattoni più moderne; gli Aari sono una popolazione laboriosa, visitiamo il laboratorio dei fabbri, assistiamo alla produzione della grappa locale e a come si cucina il pane tipico: l’njera.

Qui incontriamo anche i Mursi, che vivono nel Parco Nazionale di Mago; questa iconica popolazione indossa accessori e copricapi nolo particolari e fotogenici.

Prima di tornare ad Arba Minch ci fermiamo nella cittadina che prende il suo nome dall'omonimo gruppo etnico che abita queste terre: i Konso.

I Konso sono famosi per le loro coltivazioni a terrazza, che l’UNESCO ha inserito nella Lista dei Patrimoni dell’Umanità ,e per gli splendidi villaggi fortificati, circondati da spessi muri di pietra.

Ad Arba Minch è imperdibile l’escursione sulle acque del Lago Chamo, per ammirare da vicino i giganteschi coccodrilli e gli ippopotami, che popolano le acque, oltre a numerose specie di uccelli, soprattutto le splendide aquile urlatrici (Fish Eagle) e pellicani.

Effettuiamo un safari anche nel Parco Nazionale di Nechisar, che comprende il lago Chamo, il Ponte di Dio, un promontorio che divide il Lago Chamo dal Lago Abaya e che si estende ad est dei due laghi.

Questo parco regala splendide vedute sui laghi, proprio dalla sommità del Ponte di Dio, dove è possibile anche ammirare aquile e falchi impegnati nella caccia.

Il birdwatching nel parco regala buoni avvistamenti mentre i mammiferi sono più difficili da avvistare data la folta vegetazione, il parco protegge zebre, kudu maggiore, alcefali, babbuini, sciacalli, facoceri, dik dik, gazzelle di Grant e una piccola popolazione di 23 leoni.

Questo viaggio ci porta poi a conoscere il gruppo etnico dei Dorze con le loro incredibili case, costruite in fibre naturali, alte fino a 12 metri e con una base rotonda; la loro architettura è incredibile e le finestre e l’apertura dell’ingresso le fanno somigliare ad una creatura fantastica.

Con i Dorze festeggiamo il Meskel, la più importante festa religiosa per i cristiani ortodossi dell’Ethiopia, è una festa che dura tutto il giorno e coinvolge tutto il villaggio, molto emozionante e carica di significati religiosi.

Il Senkele Wildlife Sanctuary è una riserva dove avvistiamo l’endemico Swayne's Hartebeest, un mammifero molto bello, un erbivoro dalle corna ricurve che ha rischiato l’estinzione, prima che venisse istituito questo santuario.

Il viaggio ci porta poi nella zona dei laghi della Rift Valley: il Lago Hawassa o Auasa, dove i pescatori sono accompagnati nella loro attività da affamati cormorani e pellicani; i Laghi Abidjatta e Shalla che fanno parte del Parco Nazionale di Abidjatta-Shalla.

Il parco nazionale, oltre a proteggere i due laghi a cui deve il nome, offre l’opportunità di avvistare alcuni animali, tra cui i facoceri, gli struzzi, le gazzelle di Grant, i kudu maggiore, gli sciacalli e le antilopi saltarupe, e soprattutto di effettuare un ottimo birdwatching, ammirando tra gli altri i pellicani, le aquile urlatrici, il falco pescatore, i fenicotteri, i marabù e gli aironi.

L’ultimo lago che visitiamo è il Lago Langano, qui c’è una elevata popolazione di ippopotami e, sulle sue sponde, è possibile ammirare i magnifici colobi bianchi e neri, oltre a numerose specie di uccelli, sia acquatici che di terra.

E’ giunto il momento di rientrare ad Addis Abeba, per terminare il viaggio con una cena tipica, dove non manca di certo l’njera.

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Mursi people - Photo Credits: Romina Facchi