A circa 80 chilometri a sud di Addis Abeba, la capitale dell’Etiopia, si trovano le meravigliose Steli di Tiya, misteriose pietre scolpite il cui scopo continua ad affascinare i ricercatori e i viaggiatori.

Il sito delle Steli di Tiya è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1980 e comprende numerose steli di pietra scolpite.

L'Etiopia è conosciuta per la sua ricca ricchezza di siti megalitici e di reperti preistorici ben conservati, ma le pietre situate nella regione di Tiya sono tra le più notevoli. 

L’UNESCO definisce il sito archeolgico di Tiya come “uno dei più importanti tra i circa 160 siti archeologici scoperti finora nella regione di Soddo, a sud di Addis Abeba. Il sito contiene 36 monumenti, tra cui 32 stele scolpite con diversi simboli, molte dei quali sono difficili da decifrare. Sono i resti di un'antica cultura etiope la cui età non è stata ancora determinata con precisione.”

Le steli di pietra sono mediamente alte 2 metri, alcune vennero ritrovate a terra ma sono state riposizionate in posizione eretta da un team di archeologi francesi; la stele più grande del sito raggiungeva i 5 metri di altezza ma oggi qui non resta che il basamento, mentre la parte restante della pietra incisa si trova all’esterno dell’Institute of Ethiopian Studies ad Addis Abeba.

Il Sito di Tiya segna il confine nord di una cintura di misteriose steli incise, che si snoda attraverso l’Etiopia del sud.

Si sa poco della Stonehenge etiope, dagli studi compiuti sembra che le steli servissero per segnare dei luoghi di sepoltura; sono stati ritrovati i resti, sia di donne sia di uomini, morti circa 700 anni fa ad una età compresa tra i 18 e i 30 anni, la maggior parte dei corpi ritrovati giacevano in posizione fetale.

La funzione funeraria delle steli sembra essere la teoria più accreditata, ma rimane da capire e decifrare quale altro scopo avessero, oltre a segnalare le tombe, e il motivo delle incisioni.

Le incisioni sulle steli non sono ancora state completamente decifrate, sono stati notati tre simboli predominanti e ricorrenti: spade stilizzate, cerchi e quelle che sembrano le foglie del “falso banano” o enset.

Quando questi tre simboli sono presenti contemporaneamente sulla stele, solitamente i cerchi sono nella parte alta, al centro si trovano le spade e le foglie sono alla base.

Si è cercato di interpretare il significato dei simboli, ad esempio le spade suggeriscono che le persone seppellite in quel luogo fossero dei soldati e il numero delle spade forse rappresenta i guerrieri nemici uccisi in battaglia o il numero di battaglie vinte sul campo.

I cerchi sembrano denotare che sia il luogo di sepoltura di un uomo, mentre un segno simile a una U identifichi il luogo dove si trovano i resti di una donna, dando per assodato che rappresentino il seno femminile.

Le foglie incise richiamano quelle del falso banano, una pianta che cresce molto diffusamente nel sud dell’Etiopia e, nonostante non produca frutti, è una importante fonte di cibo, in quanto da essa si ricava una farina che viene utilizzata per cucinare una sorta di piadina.

Il significato delle foglie rimane ancora avvolto dal mistero, una spiegazione semplicistica potrebbe essere quella di paragonarle ad un antico RIP.

Quello che rende unico questo sito è che ospita al suo interno sia steli falliche sia steli antropomorfe; inoltre le decorazioni presenti qui sono molto più raffinate rispetto ad altri siti archeologici.

Gli esami con il carbonio datano i reperti tra il XII secolo ed il XIV secolo, ossia prima dell’avvento del Cristianesimo nella zona.

Il sito è racchiuso in un recinto di filo spinato e vi si accede attraverso un grande portale di metallo, qui una guida di lingua inglese professionale, Senai Eshete, accompagna i viaggiatori all’interno del sito e spiega la storia e le possibili interpretazioni dei simboli scolpiti.

La visita della tranquilla Tiya, con le sue stele misteriose ed enigmatiche, è sicuramente uno dei momenti salienti di un viaggio in Etiopia.

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Ethiopia: Omo valley - Photo Credits: Romina Facchi

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Mursi people - Photo Credits: Romina Facchi

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Lalibela: Bet Gyorgis - Photo Credits: Romina Facchi

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Tiya Stems - Photo Credits: Romina Facchi

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Dassanech people - Photo Credits: Romina Facchi

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Abijatta-Shalla National Park - Photo Credits: Romina Facchi

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Meskel - Photo Credits: Romina Facchi