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I Basotho sono una popolazione di ceppo Bantu e risiedono principalmente nello stato del Lesotho ma, a causa delle migrazioni lavorative, sono presenti in gran numero anche in Sudafrica.

Purtroppo la vita familiare per molti Sotho rurali è stata interrotta per generazioni dai lavoratori migranti, ancora oggi molti uomini Sotho continuano a vivere in unità abitative esclusivamente maschili fornite dalle compagnie minerarie che li impiegano.

Le generazioni di manodopera mineraria hanno portato a una distinta sottocultura di lavoratori migranti nel Lesotho, questa sottocultura ha sviluppato vere e proprie tradizioni di canto e danza. 

Alcuni tipi di danze minerarie si sono diffuse in tutto lo stato del Lesotho ed in Sudafrica, esiste anche una tradizione di canzoni con testi che parlano dei viaggi, degli amori e dei punti di vista dei lavoratori migranti. 

Quello che rende immediatamente individuabili i Basotho sono tre accessori tipici del loro abbigliamento tradizionale anche se, come vedremo, alcuni di questi di tradizionale hanno poco.

Il primo elemento distintivo sono gli stivali di gomma che quasi tutti gli uomini indossano, il loro utilizzo deriva dal lavoro che veniva svolto in miniera e nei campi, caratterizzati dal terreno fangoso di montagna dove conducono i loro animali.

Gli stivali di gomma vengono utilizzati anche durante le danze perché hanno una duplice funzione: ricordano la dura vita nelle miniere e soprattutto fanno rumore, quest’ultimo serve per accompagnare le danze, una sorta di nuovo strumento musicale.

Il secondo elemento caratteristico è il tipico cappello conico di paglia intrecciata chiamato Mokorotlo, è un simbolo del popolo Basotho tanto che lo si ritrova anche raffigurato sulla bandiera dello stato del Lesotho e sembra che sia stato ispirato dalla particolare forma del monte Qiloane.

Il terzo accessorio è la tradizionale coperta Basotho; le coperte, con le loro decorazioni e motivi ornamentali dai colori vivaci, sono molto importanti nella cultura dei Basotho.

L'origine della coperta Basotho risale a oltre un secolo fa quando il re Moshoeshoe I, il fondatore del Lesotho, ricevette in dono una coperta di lana. 

Il re amava così tanto la quella coperta che abbandonò il suo tradizionale kaross di pelle di leopardo in favore della coperta.

Da quel momento i Basotho hanno seguito l’esempio del loro amato re e la coperta è diventata una parte intrinseca della loro vita e cultura. 

Queste coperte tribali sono state adottate rapidamente dalla popolazione che tradizionalmente indossava un mantello di pelle di animale, queste nuove coperte erano più resistenti, calde e adattabili.

La diffusione delle coperte nello stato avvenne grazie ad un accordo che il re prese con un produttore scozzese di tessuti.

Le coperte sono divenute così importanti che ne esistono alcune specifiche che vengono utilizzate per riti di passaggio nella società, ne esiste una per la fertilità, che indossata dai giovani uomini Sotho in preparazione del loro passaggio all'età adulta, una coperta speciale è quella utilizzata per l’incoronazione del re e altre vengono utilizzate per i matrimoni e le nascite.

Altre coperte hanno un nome specifico per ricordare un evento significativo della vita del paese, esiste quindi la coperta Vittoria, in onore della regina inglese Victoria, che nel 1897 regalò una coperta al re, e la coperta commemorativa della visita del Papa Giovanni Paolo II nel 1988.

Anche le donne Basotho utilizzano la coperta al posto dei cappotti sopra i vestiti, mentre i loro capelli dovrebbero essere coperti con una sciarpa, un copricapo o un cappello.

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Kruger National Park: Lions - Photo Credits: Romina Facchi

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Our car! - Photo Credits: Romina Facchi

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Ndebele - Photo Credits: Romina Facchi

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Xhosa - Photo Credits: Romina Facchi

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Pedi village - Photo Credits: Romina Facchi

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Mapungubwe National Park - Photo Credits: Romina Facchi

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Kruger National Park: Lion - Photo Credits: Romina Facchi

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Swazi people - Photo Credits: Romina Facchi

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Hlane Royal National Park: Rhinos - Photo Credits: Romina Facchi

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Mkhaya Game Reserve - Photo Credits: Romina Facchi

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iSimangaliso Wetland Park: uMkhuze Game Reserve - Photo Credits: Romina Facchi

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Hluhluwe-iMfolozi: Wild dogs - Photo Credits: Romina Facchi