La Grande Migrazione è uno degli eventi più emozionanti e strabilianti al mondo: due milioni di gnu e zebre, il numero varia ogni anno, compiono un percorso ad anello di 800 km attraverso le pianure del Parco Nazionale del Serengeti, della Conservation Area del Ngorongoro e delle Riserve di Maswa, Grumeti e Loliondo in Tanzania e nelle praterie della Riserva Nazionale del Masai Mara e delle Conservancy confinanti con essa.
 
Un cammino senza sosta all’interno dell’Ecosistema del Serengeti, scandito dall’alternanza delle stagioni e mosso dalla costante ricerca di acqua e di pascoli freschi; un percorso immutato nei secoli e nei millenni, a testimonianza di questo fatto in Tanzania nella Gola di Olduvai sono stati rinvenuti delle incisioni rupestri che ritraggono le mandrie della Grande Migrazione.
 
Le mandrie iniziano a risalire verso nord nel mese di maggio e solitamente giungono nella Riserva Nazionale del Masai Mara e in Kenya all’inizio del mese di luglio, può però capitare che anticipino l’arrivo in conseguenza alle mutate condizioni metereologiche.
 
A condurle qui è la loro dipendenza dall’acqua e il bisogno di nuovi pascoli; solo in questa parte dell’Ecosistema del Serengeti infatti sono presenti grandi fiumi perenni che sono in grado di garantire la sopravvivenza della specie durante la lunga stagione secca; in particolare il fiume Mara, che attraversa la Riserva Nazionale del Masai Mara e le riserve private confinanti in Kenya per poi dirigersi verso sud in Tanzania, attraverso il Parco Nazionale del Serengeti, per poi sfociare nel Lago Vittoria.
 
Recandosi nella Riserva Nazionale del Masai Mara nei mesi interessati dalla Grande Migrazione si ha un posto in prima fila per godersi questo spettacolo della natura e soprattutto per assistere, con un po’ di fortuna, all’attraversamento del fiume Mara.
 
Le mandrie giungono in Kenya da più punti di accesso.
 
Buona parte entra in Kenya, dopo aver attraversato il Mara, dalla parte occidentale della Riserva Nazionale del Masai Mara, più precisamente dal Mara Triangle, una volta giunti qui una parte delle mandrie si dirige verso est, attraversando nuovamente il fiume Mara e giungendo nelle zone di Musiara e di Sekenani; un’altra parte invece prosegue il viaggio recandosi delle Conservancy a nord.
 
L’altro gruppo invece entra nella Riserva Nazionale del Masai Mara nel settore di Sekenani attraversando il poco profondo The Sand, affluente del fiume Mara, svoltando poi verso ovest attraversando o il fiume Talek o il fiume Mara che hanno una portata d’acqua superiore; da qui una parte si dirige verso nord, entrando nell’area delle Conservancy; un’altra parte sosta nella Riserva Nazionale.
 
Nella loro permanenza qui continuano a spostarsi da un punto all’altro attraversando e riattraversando i fiumi, alla ricerca di nuovi pascoli non sfruttati.
 
L’attraversamento di questi fiumi spesso impetuosi costituisce il momento più pericoloso di tutto il ciclo della Migrazione, le acque corrono veloci, soprattutto quelle del fiume Mara che in questo periodo dell’anno, grazie alle abbondanti piogge sulla scarpata Mau, ha la sua potata massima, quindi gli animali rischiano di essere trascinati dalla corrente; inoltre sul fondo spesso sono presenti grossi massi che sono una minaccia da non trascurare per gli gnu e le zebre che saltando rischiano di rompersi una zampa sul fondale sconnesso.
 
Come se non bastasse il fiume è infestato dai coccodrilli del Nilo, che aspettano da mesi il ritorno delle mandrie per un banchetto facile; a volte questi animali si accontentano di nutrirsi degli esemplari che sono sfortunatamente affogati, altre volte invece tendono degli agguati durante  il faticoso attraversamento.
 
Anche la risalita sulla sponda opposta non è priva di insidie: i predatori come leoni, iene, leopardi, ghepardi, sciacalli e avvoltoi, che in parte seguono gli spostamenti delle mandrie, restano in agguato in prossimità del fiume per cercare di approfittarsi della situazione, spesso catturano esemplari che sono rimasti feriti nell’attraversamento o i cuccioli che sono i più vulnerabili.
 
Assistere al crossing è un evento emozionante, incredibile e impossibile da descrivere.
 
E’ impossibile non provare una sorta di ansia e timore nel vedere le mandrie accalcate sulla sponda del fiume, con gli esemplari più esperti che scrutano il fiume e le sponde per poter verificare il punto migliore dove attraversare e cercando di prevedere ed evitare tutti i rischi; quando sembrano prendere coraggio ed iniziano l’attraversamento si finisce inevitabilmente a fare il tifo per loro, contro tutto e contro tutti e ci si scopre a trattenere il fiato preoccupati per la loro sorte mentre in massa si lanciano dalla alta sponda sabbiosa nelle acque del fiume dove, saltando a fatica, cercano in tutti i modi di raggiungere la meta, e festeggiare una volta che questi raggiungono la sponda opposta.
 
E’ importante sapere che le mandrie non attraversano il fiume Mara solo una volta quando salgono e poi scendono di nuovo verso sud, ma, nei mesi in cui restano in questa zona, attraversano più volte il fiume Mara e il fiume Talek, questi attraversano infatti la Riserva Nazionale del Masai Mara in più punti e in diverse direzioni.
 
Questo continuo movimento è dovuto al fatto che le mandrie consumano i pascoli a una velocità superiore a quella con cui questi si rigenerano, quindi gli animali sono costretti a spostarsi altrove continuamente alla ricerca di nuove fonti di cibo, lasciando tempo al pascolo di rigenerarsi.
 
A fine ottobre, quando a sud iniziano le prime piogge, tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre, le mandrie iniziano a mettersi in viaggio, lasciano la Riserva Nazionale del Masai Mara e fanno ritorno in Tanzania; faranno ritorno l’anno seguente così come succede anno dopo anno.
 
Il movimento della Grande Migrazione attraverso le praterie dell’Ecosistema del Serengeti, superando ostacoli e pericoli, rappresenta il ciclo della vita e la lotta per la sopravvivenza; durante il loro continuo migrare gli gnu e le zebre, oltre a superare insidie quotidiane, si riproducono, e ogni anno, nascono i cuccioli che immediatamente si uniscono alla marcia; anche quando si fermano in una zona per qualche mese, continuano a spostarsi da un’area all’altra alla ricerca di cibo.
 
Quando sono in cammino gli gnu tendono a formare colonne infinite in marcia, lunghe anche 30 o 40 km; è spettacolare ed emozionante vedere queste infinite linee scure di animali in cammino sull’erba ingiallita dalla siccità tipica della stagione secca o verde brillante durante la stagione verde.
 
Non esistono rotte precise e tempistiche predefinite della migrazione, questi erbivori sono mossi dall’istinto di sopravvivenza e sono guidati anche dalle condizioni metereologiche; gli esemplari più esperti che hanno già affrontato più volte questo percorso sembrano guidare le mandrie e, una volta incolonnati, ogni esemplare segue chi lo precede fiducioso.
 
Da sapere che non tutti gli esemplari migrano, alcuni restano tutto l’anno nell’Ecosistema del Grande Masai Mara, così come alcuni restano in varie zone del Serengeti.
 
In particolare molti non sanno che all’interno dell’Ecosistema del Grande Masai Mara esiste un’altra migrazione, oltre alla più conosciuta Grande Migrazione e si tratta della Migrazione delle Colline di Loito.
 
Circa 250.000 gnu scendono nella Riserva Nazionale del Masai Mara nel mese di maggio o giugno, in contemporanea all’arrivo delle mandrie dal sud, e qui sostano fino al mese di novembre; con l’inizio delle prime piogge tornano verso nord nelle riserve private, in particolare nella Mara North Conservancy, Naboisho Conservancy e nella Olare Motorogi Conservancy.
 
A volte però, se le piccole piogge sono scarse, restano nella Riserva Nazionale del Masai Mara fino ai mesi di marzo o aprile, quando inizia il periodo delle grandi piogge.