Le Tsodilo Hills, le colline di Tsodilo, sono un interessante sito di arte rupestre, sono localizzate nel nord del Botswana, non lontano dal confine con la Namibia e dal Panhandle Okavango, e si trovano nell’immenso bacino del deserto del Kalahari.

Le colline sono quattro alture che si elevano dall’altopiano desertico, la più alta raggiunge i 400 metri e con i complessivi 1.400 metri sul livello del mare è la più alta montagna del Botswana.

In questo luogo si trovano quattro colline: la collina più alta si chiama Male Hill ossia la “collina uomo”, poco distante si trova la Female Hill ossia la “collina donna”, la terza, più piccola, si chiama Child Hill ossia la “collina bambino”, mentre la quarta collina, più lontana dalle altre, non ha un nome ma, secondo le leggende San, si tratta della prima moglie della collina Male che poi è stata lasciata per una moglie più giovane, la Female Hill.

Indagini archeologiche fanno risalire la presenza umana in queste zone a 60.000 anni fa, il che fa di questo luogo uno dei siti storici più antichi di tutta l’Africa.

La zona è stata abitata fin dagli inizi dalle popolazioni San alle quali, nell’ultimo millennio, si sono aggiunte alcune popolazioni Bantu, che provenivano dall’Africa equatoriale.

Grazie all’elevata concentrazione di pitture rupestri questa zona è stata soprannominata il “Louvre del Deserto” ed è stata inserita nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dall’UNESCO nel 2002.

Le comunità locali dei San e degli Hambukushu venerano Tsodilo poichè lo considerano la casa degli spiriti ancestrali; per questo motivo chiedono rispetto ai visitatori che vi si recano.

Le popolazioni locali credono che le colline siano circondate da spiriti e forze che proteggono le colline stesse e gli animali della zona, rendendola una destinazione mistica.

I San credono che le colline ospitino gli spiriti della morte e degli antenati, il potere degli dei viene conservato nelle grotte della Female Hill e da qui reggono e governano il mondo; credono inoltre che gli dei, che abitano le colline, possano portare sventura e malattie a coloro che cacciano o provocano la morte in prossimità delle colline.

La Male Hill è legata al mito della creazione del popolo San, costoro infatti credono che sulla cima della collina il primo spirito si inginocchiò a pregare dopo aver creato il mondo; sostenere la tesi dei San nella roccia sono presenti due insenature, che sembrano proprio l’impronta di due ginocchia.

I San hanno altre credenze legate alle colline; sul versante occidentale della Female Hill è presente una grotta che contiene una fonte permanente d’acqua, i San credono che qui viva un serpente gigante, munito di corna a spirale simili a quelle dei kudu.

L’etnia degli Hambukushi, di origine bantù, crede che il dio Nyambe fece scendere l’uomo e le altre creature sulla terra proprio sulla Female Hill; a prova di questo sostengono che sulla cima della collina siano presenti delle impronte di zoccoli di animali e di umani; in realtà si tratta di segni naturali incisi nella roccia dagli agenti atmosferici.

La parola Tsodilo deriva da una parola Hambukushu che significa “puro”, a sottolineare l’aura di sacralità e spiritualità della zona.

I preziosi e numerosi disegni d’arte rupestre, oltre 4.000, sono presenti su tutte le colline; rappresentano una delle collezioni di dipinti preistorici più importanti del mondo.

I dipinti sono stati realizzati in bianco o rosso, utilizzando pigmenti ottenuti dalle piante e mischiati con la cenere; i dipinti bianchi sono attribuiti ai popoli di origine Bantù, mentre i dipinti rossi, più antichi, vengono attribuiti al popolo San.

I disegni e le testimonianze archeologiche presentano uno straordinario stato di conservazione, questo grazie a tre fattori: la loro posizione isolata, la bassa densità di popolazione e l'elevato grado di resistenza all'erosione della roccia di quarzite.

I dipinti rappresentano al 50% figure animali, al 37% figure geometriche ed il restante 13% forme umane stilizzate; in generale appartengono a differenti stili e a diversi periodi storici.

Gli animali raffigurati sono sia gli animali selvatici della savana che gli animali allevati dai Bantù, sono stati rappresentati elefanti, rinoceronti, giraffe, orici, eland e, curiosamente, anche pinguini e balene, questo dimostra come le popolazioni locali vennero a contatto con altre popolazioni provenienti dalla costa.

Osservando i disegni da vicino se ne possono ammirare i dettagli e scoprire come alcune tradizioni antiche di questi popoli siano ancora praticate, ad esempio si possono vedere alcuni uomini ritratti mentre erano impegnati nella pratica della trance dance, la danza dei San, usanza che sopravvive ancora oggi.

La zona di Tsodilo è anche una buona occasione per osservare la flora e la fauna dell’area, il kudu, la silvicapra ed il raficero campestre sono animali residenti in questa zona del Botswana, ma qui si può incontrare anche il leopardo e la iena maculata.

Qui si trova anche il Gecko di Tsodilo, un piccolo gecko con striature gialle e marroni, endemico di queste colline.

Tra le piante presenti nella zona si trova il Mongongo o Schinziophyton rautanenii, le cui noci sono considerate tra gli elementi base della alimentazione dei San fin dalla preistoria; alcune ricerche archeologiche hanno infatti ritrovato fossili di queste noci datati 7.000 anni fa.

L’albero di Mongongo è alto dai 15 ai 20 metri, fiorisce con dei bellissimi fiori gialli tra ottobre e novembre e produce i frutti che solitamente maturano dal mese febbraio.

Le noci edibili sono facili da conservare, anche per lungo tempo, e hanno un buon sapore.