I Tamberma, un gruppo appartenente ai Batammariba, occupano l’area di Koutammakou, che si trova nella zona nord orientale del Togo, al confine con il Benin; la valle, che prende il nome proprio da questo popolo, è stata inserita nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco nel 2004 per via del modo in cui vive questa popolazione in armonia con il suo territorio e per le tipiche abitazioni fortificate che costruiscono.

Le case fortezza, tipiche della Valle dei Tamberma, le Takyenta, rappresentano uno degli esempi più importanti dell’architettura tradizionale africana; vengono costruite mirabilmente con l’utilizzo di fango, rami e paglia e un po’ i castelli medievali europei, per via delle torrette dal tetto spiovente.

Queste abitazioni fortificate risalgono al XVII secolo, epoca in cui i Tamberma si rifugiarono in questa area per sfuggire ai rastrellamenti operati dagli schiavisti e ordinati dai sovrani di Dahomey del vicino Benin.

In seguito queste case dell’aspetto fiabesco servirono per opporre una fiera resistenza all’invasore tedesco, la Germania infatti che occupò l’attuale Togo facendone una colonia dell’impero tedesco e lo denominò Togoland.

I villaggi Tamberma differiscono dai villaggi che si è soliti trovare in Africa, solitamente in un villaggio africano le varie case vengono costruite vicine tra loro e, spesso, vengono protette da un recinto che racchiude tutto il villaggio; le Takyenta invece vengono posizionate sono distanti tra loro ed ognuna è circondata dai campi che la famiglia coltiva, dando così vita ad un villaggio disperso.

Una tradizione di questo popolo vuole che un giovane, pronto al matrimonio, per determinare il luogo dove costruire la sua abitazione, scocchi una freccia, il punto in cui la freccia si conficca nel terreno diverrà il luogo prescelto.

Altra curiosa tradizione prevede l’utilizzo da parte delle donne di copricapi sormontati da corna di antilope, le corna sono presenti anche sulle case, vengono infatti riprodotte con il fango che sopra la porta d’ingresso.

Popolo che pratica la religione animista, i Tamberma proteggono le proprie case con feticci e altari su cui compiono sacrifici agli spiriti; credono inoltre in un dio del sole e in una dea della terra responsabile della fertilità.

I Tamberma compiono elaborati riti funerari in particolare la Tibenti, o danza dei tamburi, è una danza della morte che ha il compito di onorare i defunti; coloro che rappresentano questa elaborata danza sono un gruppo di persone che si occupa specificatamente di realizzare questo complicato rituale con luci, temi e una scelta perfetta dei tempi.

Durante la celebrazione del funerale, la casa della persona defunta viene drappeggiata e la pietra piatta circolare che si trova al centro della terrazza, solitamente usata come tavolo, viene rimossa e utilizzata come lapide.